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Google Autocomplete: perché dovresti sapere come funziona

Ti sei chiesto perché quando inizi una ricerca su Google non devi neanche ultimare la query? Forse dovresti conoscere Autocomplete.

Autocomplete è un importante strumento messo a disposizione da Google per assistere gli utenti mentre digitano le proprie ricerche all’interno del motore.

A prima vista il suo funzionamento sembrerebbe essere alquanto basilare: nel momento in cui immettiamo una query nella buca di ricerca, il motore comincia a suggerire in basso alcune parole chiave correlate, che vengono aggiornate a ogni nuovo carattere inserito dall’utente.

Ma come vengono selezionate tali keyword dal motore di ricerca? E soprattutto, possono essere uno strumento utile a intercettare correlazioni semantiche e particolari trend di ricerca?

Proprio in virtù della sua facilità d’utilizzo, Autocomplete infatti non riporta alcun dato né classificazione rispetto alle correlazioni restituite all’interno del tool. Tale circostanza, sebbene massimizzi l’intuitività dello strumento, potrebbe generare facili confusioni sulla sua corretta interpretazione.

Previsioni, non suggerimenti

Questa sembra essere la specifica più importante fornita da Google circa Autocomplete: non si tratta di suggerimenti, bensì di previsioni che lo strumento propone in base alle ricerche degli utenti sul motore. Di per sé lo strumento permette agli utenti di risparmiare:

  • il 25% di tempo su ogni query
  • 200 anni al giorno in tempo di digitazione sul motore

Un’efficienza, oltre che nella sua rapidità, è raggiunta anche per quanto riguarda il soddisfacimento delle intenzioni di ricerca degli utenti. Infatti, oltre a restituire risultati aggiornati real-time a ogni singola lettera inserita dall’utente all’interno della buca di ricerca, Autocomplete propone previsioni basate su:

  • ricerche correlate di carattere common
  • ricerche correlate di carattere trending
  • località
  • cronologia di ricerca

Non a caso quello di cui sopra non è un elenco puntato, ma un bullet point: infatti Google non parla di una gerarchia fra queste fonti di previsioni, ma si limita semplicemente a riportarle fra le source a cui Autocomplete attinge nel suo funzionamento.

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Autocomplete vs Google Trends

Google Autocomplete può essere uno strumento utile a intercettare trend di ricerca, al pari di Google Trends? Le 4 fonti a cui Autocomplete attinge nella restituzione delle proprie previsioni in realtà non forniscono un dato “pulito” rispetto ai maggiori trend di ricerca del momento, proprio perché sarebbe impossibile capire quale predizione sia trending, quale common, quale local e così via.

Come dicevamo, tali previsioni non sono ordinate gerarchicamente, dunque sarebbe anche impossibile capire l’entità del trend registrato, non avvalorata da alcun dato numerico (i numeri sono il tribunale dell’immaginazione).

Inoltre, le previsioni di Autocomplete sono soggette a filtri che non agiscono su Google Trends. Infatti, Autocomplete provvede automaticamente a censurare:

  • risultati sessualmente espliciti (che non abbiano valenze educational)
  • risultati che inneggino a odio o razzismo nei confronti di minoranze di vario tipo
  • risultati violenti
  • risultati relativi ad attività o azioni pericolose
  • risultati relativi ad attività illecite o pirata

Dunque, se un personaggio famoso dichiarasse qualcosa di razzista generando (ahinoi!) un relativo trend di ricerca, tale trend sarebbe correttamente registrato su Google Trends, ma non restituito fra le previsioni di Autocomplete.

Nel team SEO & Analytics di H-FARM ci occupiamo quotidianamente di ricerche, tenendo sempre in considerazione l’impatto che strumenti come Google Autocomplete possono avere nelle abitudini degli utenti online.

Non esitate a scrivermi per approfondire questa e altre tematiche legate al mondo della SEO al mio indirizzo loris.lerro@h-farm.com

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